In molti avevano partecipato nel 2011 al concerto del Pistoia Blues, dove scoppiarono disordini che fecero troncare la scaletta.

Quasi un anno dopo, Ray Manzarek e Robbie Krieger, leggende viventi del rock, tornano in Italia, all'ippodromo di Milano. Sono attese 4000 mila persone. Io e due amici abbiamo comprato i biglietti con mesi d'anticipo, per evitare di restare fuori. Partiamo da Genova alle dieci, in due, il terzo ci raggiungerà col treno più tardi. Dopo un'ora di viaggio arriviamo a Milano e seguendo le indicazioni stradali, troviamo l'ingresso dell'Ippodromo, poco distante da dove abbiamo parcheggiato. Nel prato di Piazzale Lotto ci sono solo tre ragazzi, lo steward ci dice che siamo i quinti ad arrivare. Ci sediamo nel prato e terminiamo con le tempere uno stendardo raffigurante le sagome di Krieger e Manzarek, affiancate dalla scritta "Riders On The Storm", canzone saltata a Pistoia e che speriamo sia eseguita durante il concerto milanese.
Mangiamo un panino e intanto scambiamo due chiacchere con i ragazzi che ci hanno anticipato. Ne vengono da Bergamo, fan's patiti dei Doors, la ragazza ci racconta di averli visti a Parigi in occasione dell'anniversario della morte di Jim Morrison. Ha visto anche The Wall di Roger Waters. Invidia.
Intanto la piazza si è riempita di venditori ambulanti e di paninari, che urlano a gran voce e che fanno un gran casino. Della gente nemmeno l'ombra. Per le quattro iniziano ad arrivare gruppetti di giovani. Dicono che alle cinque e mezza aprano i cancelli. Noi ci mettiamo in coda, sotto il sole cocente, per scattare attraverso l'ippodromo e prendere posto in prima fila. Appena aprono passo insieme ad altre 5 persone, lascio indietro gli altri e mi catapulto verso lo steward che mi strappa il biglietto. Corro a prendere posto attaccato alla transenna, proprio sotto la postazione di Manzarek. Dopo pochi secondi mi raggiungono i miei amici, rimasti indietro a causa della calca.
Sono le sei e mezza e il concerto inizia alle nove. Tra qualche parola, una birra e lo scambio di aspettative per la scaletta passano un paio d'ore, ma non c'è ancora nessuno sul palco. Un ragazzo della sicurezza bisbiglia che tutto è slittato alle dieci e che ci sarà ancora un po da aspettare. Poco dopo le luci rosse dei faretti illuminano il pubblico, numerosissimo, piccole nubi di fumo si alzano dalla folla, come se vi fossero dei camini nascosti.
Parte "O fortuna" tratto da Carmina Burana di Carl Orff, a tutto volume. Entrano sullo stage per primo Krieger e poi tutti gli altri. Si sente dallo speaker il leggendario "From Los Angeles California". Ad un tratto un potente riff di chitarra pervade l'ippodromo: Roadhouse Blues. Sotto il palco il deliro più assoluto, le urla "Jim è qui" si sprecano. Infatti, Dave Brock, il nuovo cantante, è davvero uguale a Morrison, sia esteticamente ma anche per quanto riguarda il timbro vocale. Poi parte Break On Through, che da il via al concerto.Durante l'ora e mezza si alternano pezzi famosi, con brani meno mainstream, assoli psichedelici di Manzarek e tapping incredibili di Krieger. Ovunque persone rapite dal ritmo psichedelico, che ballano lentamente facendosi trascinare dalla melodia. Qualcuno lancia una "canna" sul palco e il leggendario tastierista la raccoglie e portandosela al naso esclama "Smells like good!", poco prima di buttarla sulla folla. Il gruppo è attivo e reagisce positivamente al clamore del pubblico, al contrario di Pistoia dove un servizio d'ordine scadente gli impedì di terminare la scaletta a causa delle intemperanze da parte del pubblico stesso. C'è anche Jim Manzarek, fratello di Ray e primo chitarrista dei Doors. Un raggiseno viene lanciato a Brock, che raccogliendolo, sussurra al microfono "oh shit", per poi continuare col suo show. Il bassista Phil Chen sorride per tutto il concerto. Dopo L.A Woman escono dal palco, ma rientrano acclamati dal pubblico, per suonare "the best song in the world", come la definisce Manzarek prima di attaccare col suo storico organo la leggendaria "Light my fire". Quando questo mette il piede sui tasti il pubblico esplode di gioia. Si congedano con questo capolavoro, al centro del palco si abbracciano e fanno due inchini verso la folla. Innalziamo il nostro stendardo, anche questa volta non è stata eseguita "Riders on the storm", ma ce ne facciamo una ragione. Vengono lanciati plettri, fogli e bacchette sulle prime file, ovviamente non riusciamo a prendere nulla.
L'ippodromo si svuota rapidamente, in molti cercano di raggiungere l'uscita secondaria per incrociarli, ma qualcuno ci comunica che sono già partiti in direzione dell'albergo. Raccogliamo le nostre cose e ci dirigiamo verso l'uscita. In strada c'è la fortuna dei venditori ambulanti, file interminabili per comprare una maglietta con su scritto "Doors". Anche questo è il fenomeno musicale. Imbocchiamo l'autostrada e ci dirigiamo verso Genova con la soddisfazione di aver visto un pezzo di storia della musica. Unica pecca della serata è stata l'atmosfera, troppo fredda e asettica per rendere l'idea di un concerto che arriva diretto dagli anni 60'. Gli stand della Heineken e della Samsung stonano con lo spirito musicale che si respira, la gente è calda ma non abbastanza. Chi ci è stato ha detto che il concerto di Pistoia, da questo punto di vista, è stato superiore. Speriamo ci sia presto il momento per rimediare, con un'altra tappa di questo storico gruppo nel nostro paese.
