lunedì 9 luglio 2012

Ray Manzarek e Robbie Krieger dei Doors a Milano

Lo si attendeva da tempo questo evento.
In molti avevano partecipato nel 2011 al concerto del Pistoia Blues, dove scoppiarono disordini che fecero troncare la scaletta.

Quasi un anno dopo, Ray Manzarek e Robbie Krieger, leggende viventi del rock, tornano in Italia, all'ippodromo di Milano. Sono attese 4000 mila persone. Io e due amici abbiamo comprato i biglietti con mesi d'anticipo, per evitare di restare fuori. Partiamo da Genova alle dieci, in due, il terzo ci raggiungerà col treno più tardi. Dopo un'ora di viaggio arriviamo a Milano e seguendo le indicazioni stradali, troviamo l'ingresso dell'Ippodromo, poco distante da dove abbiamo parcheggiato. Nel prato di Piazzale Lotto ci sono solo tre ragazzi, lo steward ci dice che siamo i quinti ad arrivare. Ci sediamo nel prato e terminiamo con le tempere uno stendardo raffigurante le sagome di Krieger e Manzarek, affiancate dalla scritta "Riders On The Storm", canzone saltata a Pistoia e che speriamo sia eseguita durante il concerto milanese.
Mangiamo un panino e intanto scambiamo due chiacchere con i ragazzi che ci hanno anticipato. Ne vengono da Bergamo, fan's patiti dei Doors, la ragazza ci racconta di averli visti a Parigi in occasione dell'anniversario della morte di Jim Morrison. Ha visto anche The Wall di Roger Waters. Invidia.

Intanto la piazza si è riempita di venditori ambulanti e di paninari, che urlano a gran voce e che fanno un gran casino. Della gente nemmeno l'ombra. Per le quattro iniziano ad arrivare gruppetti di giovani. Dicono che alle cinque e mezza aprano i cancelli. Noi ci mettiamo in coda, sotto il sole cocente, per scattare attraverso l'ippodromo e prendere posto in prima fila. Appena aprono passo insieme ad altre 5 persone,  lascio indietro gli altri e mi catapulto verso lo steward che mi strappa il biglietto. Corro a prendere posto attaccato alla transenna, proprio sotto la postazione di Manzarek. Dopo pochi secondi mi raggiungono i miei amici, rimasti indietro a causa della calca.

Sono le sei e mezza e il concerto inizia alle nove. Tra qualche parola, una birra e lo scambio di aspettative per la scaletta passano un paio d'ore, ma non c'è ancora nessuno sul palco. Un ragazzo della sicurezza bisbiglia che tutto è slittato alle dieci e che ci sarà ancora un po da aspettare. Poco dopo le luci rosse dei faretti illuminano il pubblico, numerosissimo, piccole nubi di fumo si alzano dalla folla, come se vi fossero dei camini nascosti.
Parte "O fortuna" tratto da Carmina Burana di Carl Orff, a tutto volume. Entrano sullo stage per primo Krieger e poi tutti gli altri. Si sente dallo speaker il leggendario "From Los Angeles California". Ad un tratto un potente riff di chitarra pervade l'ippodromo: Roadhouse Blues. Sotto il palco il deliro più assoluto, le urla "Jim è qui" si sprecano. Infatti, Dave Brock, il nuovo cantante, è davvero uguale a Morrison, sia esteticamente ma anche per quanto riguarda il timbro vocale. Poi parte Break On Through, che da il via al concerto.

Durante l'ora e mezza si alternano pezzi famosi, con brani meno mainstream, assoli psichedelici di Manzarek e tapping incredibili di Krieger. Ovunque persone rapite dal ritmo psichedelico, che ballano lentamente facendosi trascinare dalla melodia. Qualcuno lancia una "canna" sul palco e il leggendario tastierista la raccoglie e portandosela al naso esclama "Smells like good!", poco prima di buttarla sulla folla. Il gruppo è attivo e reagisce positivamente al clamore del pubblico, al contrario di Pistoia dove un servizio d'ordine scadente gli impedì di terminare la scaletta a causa delle intemperanze da parte del pubblico stesso. C'è anche Jim Manzarek, fratello di Ray e primo chitarrista dei Doors. Un raggiseno viene lanciato a Brock, che raccogliendolo, sussurra al microfono "oh shit", per poi continuare col suo show.  Il bassista Phil Chen sorride per tutto il concerto. Dopo L.A Woman escono dal palco, ma rientrano acclamati dal pubblico, per suonare "the best song in the world", come la definisce Manzarek prima di attaccare col suo storico organo la leggendaria "Light my fire". Quando questo mette il piede sui tasti il pubblico esplode di gioia. Si congedano con questo capolavoro, al centro del palco si abbracciano e fanno due inchini verso la folla. Innalziamo il nostro stendardo, anche questa volta non è stata eseguita "Riders on the storm", ma ce ne facciamo una ragione. Vengono lanciati plettri, fogli e bacchette sulle prime file, ovviamente non riusciamo a prendere nulla.



L'ippodromo si svuota rapidamente, in molti cercano di raggiungere l'uscita secondaria per incrociarli, ma qualcuno ci comunica che sono già partiti in direzione dell'albergo. Raccogliamo le nostre cose e ci dirigiamo verso l'uscita. In strada c'è la fortuna dei venditori ambulanti, file interminabili per comprare una maglietta con su scritto "Doors". Anche questo è il fenomeno musicale. Imbocchiamo l'autostrada e ci dirigiamo verso Genova con la soddisfazione di aver visto un pezzo di storia della musica. Unica pecca della serata è stata l'atmosfera, troppo fredda e asettica per rendere l'idea di un concerto che arriva diretto dagli anni 60'. Gli stand della Heineken e della Samsung stonano con lo spirito musicale che si respira, la gente è calda ma non abbastanza. Chi ci è stato ha detto che il concerto di Pistoia, da questo punto di vista, è stato superiore. Speriamo ci sia presto il momento per rimediare, con un'altra tappa di questo storico gruppo nel nostro paese.

mercoledì 20 giugno 2012

RigAntoCa 2012

La Rigantoca è una marcia non competitiva organizzata ogni anno dal Clup Alpino Italiano, sezione di Sampierdarena. Parte dalle alture di Genova, i famosi colli del Righi, e passando tra suggestivi percorsi boschivi dell'entroterra ligure, attraversa vari comuni per poi scollinare sul monte Antola, una delle vette genovesi più alte. L'arrivo è previsto a Caprile, piccola località che si trova dopo Torriglia, famosa meta estiva della Genova "bene". In totale ci si spara in una giornata 43 km di sentieri.

Quest'anno insieme ad un amico abbiamo deciso di partecipare. La sera dell'iscrizione abbiamo conosciuto un arzillo signore che si è aggregato alla nostra scalcinata spedizione.

La domenica dell'escursione appuntamento a Sampierdarena alle tre e mezza di mattina. Ci presentiamo all'arrivo alle quattro. Il buio avvolge ancora i sentieri, i boschi sono animati dagli animali selvatici. Ci presentiamo al checkpoint per ritirare il cartellino. Gente attrezzatissima, con luci frontali ci precede, i miei due compagni di viaggio discretamente attrezzati fanno una buona figura rispetto a me che sulle spalle mi ritrovo uno zaino stile "eastpack", con una vecchia toppa della lambretta attaccata e le cinghie taglienti che ad ogni passo mi fanno sobbalzare. Partiamo.
Il signore che si era aggregato decide di rimanere un po indietro, mentre trova vecchi amici con cui parlare. Noi acceleriamo leggermente il passo, ma chi ci circonda è più veloce e allenato di noi. E non parlo di quei "folli" che se la sono fatta tutta di corsa, ma di gente normale.
A metà del percorso, dopo aver superato sfiancanti salite e discese ripide, il mio amico inizia a sentire tremendi dolori al ginocchio e all'altezza del ristoro di Pentema (paese famoso per il santuario dedicato alla Madonna), viene accompagnato a valle in barella dai soccorritori e poi portato all'ospedale. Poco dopo, come se non bastasse, mi arriva la telefonata del signore che era partito con noi: anche lui si è ritirato per un attacco di appendicite. Nemmeno per andare sul K2 sono successe tante disgrazie.
Io proseguo la marcia con una grossa fatica nel cuore, consapevole di dovercela fare.

Fortunatamente trovo un gruppo di persone lungo la strada per la vetta, con la quale si parla e ci si incoraggia a vicenda. Si crea un bello spirito di solidarietà tra "sconosciuti", cose che solo la montagna regala e che difficilmente avvengono in altre situazioni. Tutti insieme si raggiunge il rifugio Antola, dove una signora e una bella ragazza ci ristorano con thé caldo e biscotti. Dopo meno di mezz'ora siamo in vetta. I ragazzi del soccorso alpino ci scattano una foto per commemorare l'"impresa". Perché per noi questa è stata!
Arrivati a Caprile, dopo 10 ore di cammino, ci godiamo la medaglia di partecipazione e soprattutto la cena servitaci da dalle simpatiche cuoche.


Sicuramente una giornata sfiancante ma piena di emozioni. Per una persona medio allenata è comunque un percorso molto duro da affrontare, per questo non la consiglierò mai a passeggiatori della domenica o a gente che non fa attività fisica in alcun modo. Resta il fatto che vedere il lago del Brugneto dalla vetta dell'Antola, e vivere l'atmosfera che si crea durante la manifestazione, vale tutta la fatica fatta per giungere alla fine!

mercoledì 6 giugno 2012

Scrittura creativa a Genova

E' già da un mese che seguo un corso di scrittura creativa. Posso dire sinceramente che nessuno, ad oggi, senza studiare delle regole di base, può dire di saper scrivere. Un editore spedirà sempre al mittente un testo amatoriale, per quanto ricco di contenuti e di significati.

Io prima di iniziare a frequentare queste lezioni pensavo di essere il nuovo James Joyce, invece mi sono reso conto che come in ogni arte, anche in questa, c'è bisogno di studio ma soprattutto di esercizio! Ci sono molte componenti da studiare, molti passaggi in alcuni casi per niente facili. Sicuramente se si è appassionati ne vale la pena, gli sforzi sono compensati se si riesce a pubblicare o comunque a farsi leggere.

Il docente che tiene il corso è Renato Di Lorenzo, basta girare un po' su Google per sapere chi è.
Il tutto si svolge presso l'Ass. Culturale Satura, in Piazza Stella a Genova. Da quanto ho capito le lezioni ci sono quasi tutto l'anno, per informazioni provate a scrivere o a chiamare diretti l'associazione, per qualsiasi curiosità scrivete qui!